FARFALLE
NELLA NOTTE
Mirko e Gianna sono due giovani studenti
universitari: lui, al terzo anno di leggi; lei, al quarto di
antropologia. Entrambi vivono
a Villacidro, un paesetto del medio campidano in provincia
di Cagliari. Figlio adottivo di una coppia di mendici entrambi non
più giovanissimi, Mirko, fin da piccolo soffre di una anomalia
cardiaca che ne ha condizionato l’esistenza ponendolo più volte
a confronto con la morte che, egli stesso definisce “ passaggio
obbligato della vita “ e che, quindi non teme.Tutto cambia il
giorno in cui sfidando la sorte conosce Serena, una stupenda
ragazza spuntata dal nulla.
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L’INCONTRO
DI MIRKO CON SERENA
Villacidro.
Accanto
ad un caminetto nonna Chiara racconta a sua nipote Gianna
l’antica leggenda per cui fin dai tempi remoti la cittadina di
Villacidro era popolata dalle “ COGAS “, una sorta di streghe.
Iscritta
al quarto anno di Antropologia culturale, Gianna, ascolta con
estremo interesse il racconto di nonna Chiara che registra su un
piccolo mangianastri portatile.
Alla
notte, rimasta sola, Gianna inizia a prendere appunti
soffermandosi su quella parte del racconto in cui la nonna parla
delle COGAS: <<… si racconta che sulla cima dlla
collinetta che affianca il Sant’Eremilis, all’alba e al
tramonto percorrendo la strada che da Villasor conduce a
Villacidro, è possibile sentire un canto dolcissimo accompagnato
dalla musica prodotta da un telaio d’oro. Il canto è quello di
una principessina che canta le proprie pene d’amore a un uomo
sconosciuto…>>
Certamente
il sorriso che accompagnò Gianna nel sentire quelle parole non
dovette essere di ironia, ma piuttosto di comprensibili dubbi.
Quando il l’indice della mano sinistra premette con forza il
tasto di avanzamento veloce del piccolo registratore, questo
rimase bloccato e Gianna fu costretta a sentire per intero il
resto del racconto.
Nello
stesso momento, Mirko procedeva lentamente lungo la strada
provinciale che da Villasor conduceva a Villacidro. Alle
luci delle prime case del paese dapprima prese a
piovigginare, poi quando imboccò il lungo viale si scatenò
l’inferno: pioggia, fulmini e tuoni si abbatterono tanto sul
lungo violone alberato quanto sulla Panda rossa che prese a
sbandare paurosamente.
Sul
volto tirato di Mirko i segni dei dolori lancinanti al petto che
lo avevano accompagnato fin dall’uscita del Palazzotto dello
sport cui giornalmente si recava per sostenere gli allenamenti
di pallavolo. Sdraiatosi
e rimasto immobile per alcuni minuti , una volta resosi
conto di avere superato la crisi si allontanò a tutta velocità
in direzione del
centro abitato.
Immobile
al centro della carreggiata, avvolta da un impermeabile , Serena ,
una giovane ragazza sui ventidue anni dai lunghi capelli biondi e
dai grandi occhi blu tenta disperatamente di far capire a Mirko di
avere bisogno di lui.
Completamente
fradicia, ma ugualmente sorridente,
Serena osserva Mirko che premendo una mano sul petto le fa
cenno di aprire la portiera.
<<Ce
ne hai messo del tempo? >>; esclama Serena fissando Mirko
negli occhi.
Lo
stesso, dopo aver sorriso e spento lo stereo, rimane per diverso
tempo nello sguardo ammaliante di lei.
<<
Sembri un pulcino appena uscito dal guscio…?; replicò lui
nell’osservare lo strano amuleto che pendeva dal collo della
ragazza e che spuntava dal bavero rabberciato dell’impermeabile.
<<
Se non vuoi allagare la macchina, togliti quell’accidenti di
impermeabile…>>; aggiunse, lui, con una punta di ironia.
Per
alcuni minuti i due rimasero a fissarsi.
Poi, Mirko, incuriosito oltre ogni limite da
quell’amuleto le
chiese che cosa rappresentasse.
<<
Niente di particolare…>>; rispose lei togliendosi
l’amuleto dal collo, poggiandolo sul cruscotto e lasciando che
lo sguardo di Mirko inquadrasse meglio le tante piccole ali
colorate di farfalla
che si trovavano racchiuse all’interno di una minuscola
boccetta di vetro anch’essa a forma di farfalla.
Come
per incanto Mirko scordò tanto i dolori quanto l’ora oramai
tarda e il fatto che
all’indomani mattina si
sarebbe dovuto presentare
all’università per sostenere quello che reputava essere
l’esame più difficile e per cui aveva speso tempo e denaro.
Mirko
e Serena vagarono per
diverso tempo per le vie del paese. Parlarono come vecchi amici
raccontandosi l’uno dell’altra fino alle prime luci
dell’alba.
<<
Cristo! Hai visto che ore si sono fatte?!>>; esclamò ad un
certo punto Mirko fissando quel punto del cielo che lentamente
andava schiarendosi.
<<Abbiamo
fatto giorno senza nemmeno rendercene conto!…>>; replicò
con tono malinconico Serena nel fissare le lancette
dell’orologio.
<<
Ok…Ora debbo proprio rientrare o a sostenere l’esame si
dovranno presentare i miei genitori. Dove vuoi che ti
lasci?…>>; concluse Mirko perdendosi nello sguardo,
ora triste, di lei.
<<
Va bene anche laggiù…>>; replicò lei indicando una
villetta isolata a ridosso di un immenso terreno incolto.
<<
E là che abiti? >>; insistette Giorgio strabuzzando gli
occhi per meglio inquadrare il luogo dove era ubicata la villetta
che mai aveva notato prima di quel momento.
<<Si…Ci
siamo trasferiti qui da qualche giorno, ma mio padre ha intenzione
di cambiare ancora…>>; esclamò mestamente lei nello
spalancare la portiera e salutare con un cenno della mano Giorgio.
<<
Ci si vede…>>; concluse Giorgio riavviando il motore e
ripartendo a tutta velocità.
Serena,
rimase per qualche minuto immobile al centro della strada.
Scrutò un po’ dovunque: sulle basse case ancora immerse
nella penombra del mattino, sulla guglia verdastra della chiesa,
sull’insegna di un bar che si illuminava sotto lo sguardo di un
cane randagio che si intratteneva
a fare i propri bisogni proprio davanti alla saracinesca
ancora abbassata, sulle ruote di un taxi che sopraggiungendo
sollevava dalle pozzanghere alti nuvoloni di acqua.
Infine
si allontanò verso la piazza ancora deserta che si spalancava
davanti al proprio sguardo.
Intanto,
Gianna che non era riuscita a prendere sonno, continuava a
riempire fogli su fogli e a risentire quella strana storia sulla
nascita del proprio paese che oramai la aveva incuriosita e
coinvolta a tal punto
da essersi rialzata dal letto ed essere uscita nel giardino a
godersi quel primo meraviglioso mattino di primavera. Fu così che
ascoltando e riascoltando quel nastro, Gianna venne a conoscenza
di quella antica leggenda per cui Vedelana, questo era il nome
della principessina, , bella come l’aurora sarebbe stata la
progenitrice di tutte le COGAS ( streghe dal cuore di pietra)
della zona. La principessina cresceva bella e saggia, tesseva al
telaio d’oro regalatogli dal padre e cantava, Il telaio traeva
bagliori dai raggi del sole nascente e da quelli obliqui, quando
tramontava dietro il monte Linas. alla principessina non mancava
nulla per essere felice, ma era sola, troppo sola. Un giorno il
“ maligno “ le si presentò sotto le sembianze di uno stupendo
giovane, iniziò a corteggiarla e la conquistò. Leo, ignara di
ogni forma di malizia, si mostrò candidamente a lui così
com’era e solo dopo aver fatto all’amore si rese conto della
propria malformità: possedeva un piccola coda mai notata prima di
allora. La principessina pianse e si disperò, si rotolò dovunque
e su ogni pietra su
cui cadevano le sue gocce di sangue nascevano delle nuove COGAS.
Quando
finalmente Gianna spense il piccolo registratore, la nonna era
sull’uscio della casa a rincorrere una vecchia gallina che
avrebbe fatto “ buon brodo “ per il pranzo.
<<
Per fortuna non sono tutte streghe …>>; concluse Gianna
avviandosi verso l’uscio: << ci sono anche le “ buone
fatine “; quelle che aiutano la povera gente…”.
Poi,
saltellando, scomparve dietro l’uscio mentre nonna Chiara,
sfinita, si sedette su un grosso tronco e cominciò a spiumare la
povera gallina che ancora dava segni di vita e si ribellava a
quell’improvvisa morte.
MIRKO-
GLI AMICI- L’UOMO CHE NON SA
–
Con
lo sguardo stravolto per la notte insonne appena trascorsa e per
il voto non esaltante che lo costrinse a dover ripetere l’esame;
Mirko, intorno alle quattordici si presentò a casa di Sandro, suo
coetaneo e compagno di squadra nel team di pallavolo.
Mirko non mancò di puntualizzare ogni istante, ogni
parola, ogni sensazione provata nell’incontro con Serena tanto
che lo stesso Sandro in alcuni momenti del racconto ebbe
l’impressione che quella ragazza fosse
presente nella stanza,
che vedesse, che ascoltasse , che parlasse con
loro.
Fortunatamente
per Sandro il racconto si interruppe
nel momento in cui sulla porta della stanza apparvero
Elena e
Gianna. La prima, sorella di lui; la seconda sua inestimabile
ammiratrice e silenziosa spettatrice delle avventure sentimentali
dello stesso di cui lei stessa
era da sempre pazzamente innamorata.
Di fatto, a Mirko non riuscì di interrompere del tutto il
discorso che aveva intrapreso con l’amico, per cui, dopo pochi
minuti anche Elena e Gianna si avvolsero del mistero di quella
ragazza che in poche ore sembrava avergli stravolto l’esistenza.
E
per la prima volta la rabbia e la gelosia di Gianna esplosero in
maniera irrefrenabile tanto che lo stesso Mirko fu a sua volta
colto da una
crisi isterica.
Deciso a scoprire chi realmente fosse
la ragazza, Mirko decise
di recarsi alla villa appena notata la sera precedente, ma
minuziosamente descrittale da Serena.
La
scusa con cui Mirko si presentò alla villa fu l’impermeabile
dimenticato da Serena sul sedile posteriore della macchina.
Quando Mirko si fermò davanti alla villa e discese dalla
macchina non
potè fare a meno di non
indietreggiare davanti ad un grosso alano nero con una macchia
bianca sul petto che, abbarbicato alla ringhiera in ferro, sbavava
e ringhiava con intensità inaudita.
<< Cazzo!…e tu da dove sbuchi fuori!?…>>;
fu il primo commento che Mirko
fece nell’arretrare di alcuni passi.
Di li a poco le note malinconiche di un pianoforte fecero
sollevare lo sguardo di Mirko verso l’unica finestra illuminata.
Un
uomo di una certa età sbucato all’improvviso da dietro una
siepe si avvicinò al cane, gli sorrise, gli porse qualcosa per
cui il cane smise di
ringhiare e si allontanò
sparendo dietro
alcuni alti cespugli.
L’uomo, dopo esser rimasto alcuni istanti
a scrutare Mirko, gli sorrise ed esclamò:
<< Se è Serena
che cerchi…, beh non so proprio cosa dirti! Se invece
cerchi le sorelle
devono essere nascoste da qualche parte nel parco…>>
<<
Bella bestia!…>>; esclamò di contro
Mirko riprendendo forza e coraggio.
<< Bella villa!>>; aggiunse ancora lui
avvicinandosi all’uomo e tendendogli la mano.
Con un largo sorriso l’uomo invitò Mirko
a superare lo sbarramento dl cancello e ad inoltrarsi
all’interno dell’immenso parco che subito si presentò
agli occhi di Mirko come
un piccolo paradiso terrestre in cui tutto pareva avere una logica
esasperante. Ma ciò che colpì
maggiormente la fantasia di Mirko
furono le splendide
farfalle dalle ali coloratissime che volteggiando
nell’aria parevano rincorrersi, chiamarsi, giocare per poi
andare quasi contemporaneamente a posarsi sugli stessi petali di
un ramo di una magnolia ancora molto giovane.
Altrettanto
stupefacente fu la successiva
visione di cui Mirko credette di essere
stato vittima. Accompagnato dall’uomo all’interno di
una stanza, Mirko credette di vedere, senza essere visto, Serena
che arpeggiava sulla tastiera del pianoforte. Ammaliato dalla
grazia e stordito dalla melodia di quella musica, Mirko assistette
alla metamorfosi di Serena che lentamente si trasformò in
farfalla e librandosi nell’aria volò all’esterno della villa.
Alla stessa sera Mirko venne informato di due agghiaccianti
e contemporanee tragedie: la morte di Stefano, suo compagno di
squadra di pallavolo e di sua cugina Alessia, entrambe vittime di
due diversi incidenti stradali.
Al successivo incontro, Serena cercò in tutti i modi ed in
tutte le maniere di giustificare tanto alcuni suoi strani
comportamenti quanto le estemporanee apparizioni e sparizioni.
Serena sostenne la tesi dell’essersi innamorata di lui ma
di non volersi in alcun modo intromettere nella relazione che lo
legava a Gianna; Mirko, sebbene gratificato da quelle parole, non
potè fare a meno di porsi degli interrogativi e
iniziare ad avere i primi dubbi.
Successivamente
ai primi incontri, Mirko si rese perfettamente conto di essersi
perdutamente innamorato di quella strana ragazza.
Nello stesso tempo prese, però,
anche piena coscienza che quell’improvviso sentimento era
più vicino all’odio che non all’amore.
Un pomeriggio, fatto rientro dall’Ateneo, Mirko venne
avvicinato da Luisa ed Alberto,
che lo informarono di avere più volte notato Serena
all’interno del cimitero depositare mazzi di fiori su una tomba
apparentemente priva di nome.
Tornato alla villa in compagnia di Gianna, Mirko venne a
sapere dallo stesso padre di Serena dello strana morte e dello
strano legame che univa Serena alla propria madre. Poco dopo, la
stessa Gianna, allontanatasi dai due credette, a sua volta,
di assistere alla
metamorfosi di Serena che mentre suonava al pianoforte si trasformò
in farfalla e volò all’esterno della villa.
Raccontato l’accaduto a Mirko, lo stesso, schernendosi di
lei si rifugiò nel Palazzetto dello sport per prendere parte agli
allenamenti.
E proprio durante una azione di gioco, Mirko , portatosi
entrambe le mani al petto svenne senza riprendere conoscenza.
Condotto in Ospedale , sottoposto a terapia intensiva e
considerato dai medici in grave pericolo di vita ; al
risveglio Mirko scorse Serena che in un angolo della stanza
gli sorrideva.
Tra lo stupore generale, Serena, avvicinatasi a Mirko lo
confortò rassicurandolo sul fatto
che non avrebbe
dovuto temere per la propria vita.
LA SCOMPARSA DI
SERENA
<< E’ lei…è Serena…>>; urlò Mirko
rivolgendosi agli amici che immediatamente si voltarono ad
osservare quell’unica macchina nera che oramai si perdeva
in fondo al lungo viale alberato.
<< Ti sbagli…>>, replicò Gianna con assoluta
certezza.
<<
Forse le somigliava, ma non era Serena >>, concluse Gianna
tirando un lungo sospiro di sollievo.
Di fatto trascorsero diverse settimane prima che Mirko potè
nuovamente incontrare Serena, ancora una volta scomparsa nel
nulla.
MIRKO INCONTRA NUOVAMENTE SERENA – GIANNA ED ELENA METTONO MIRKO
IN GUARDIA –
IL
GIORNO DEL COMPLEANNO DI MIRKO
Intorno
alle diciotto, Mirko, raccolte alcune bottiglie di spumante e due
pacchi di paste, risalì velocemente le scale e raggiunse
Gianna, Elena, Sandro e Paolo che
sulla piccola terrazza all’aperto
armeggiavano con un vecchio giradischi nell’intento di
farlo funzionare.
Quando stapparono le bottiglie di spumante e fecero gli
auguri a Mirko per il suo ventunesimo compleanno, gli anziani
genitori di lui piansero non poco e, dopo averlo baciato ed
accarezzato, si ritirarono nella sottostante cucina.
Mirko, figlio adottivo di quella
già anziana coppia, aveva trascorso i primi anni di vita
tra un ospedale e l’altro nel tentativo
di poter curare una
malformazione cardiaca che , successivamente, gli procurò
tutta una serie di inconvenienti per cui gli stessi genitori,
entrambe medici, interpellati
colleghi e specialisti non ricevettero
mai precise garanzie
su una futura guarigione del figlio.
Mirko
si sarebbe dovuto sottoporre ad un delicatissimo intervento
chirurgico per cui nessuno
ne avrebbe garantito l’esito finale. Imparato a convivere con le
crisi , Mirko, non
smise mai di
ringraziare i propri genitori adottivi per avergli salvato la
vita. Così, lui, diceva a tutti quando gli si chiedeva il perché
non si fosse mai voluto sottoporre né agli interventi né ad un
possibile trapianto.
<< Se nessuno sa come andrà a finire, meglio che mi
tenga la vita così com’è…>>; commentava
lui andando fiero del padre e della madre che da sempre
avevano condiviso quella scelta.
E così, Mirko, che aveva
sempre adorato e ammirato quelle due persone che lo avevano
così teneramente allevato, non
mancava occasione di ringraziarli pubblicamente e presentarli a
qualsiasi nuovo amico come
genitori naturali.
Fu quasi al termine della festicciola che il padre
lo raggiunse ,lo chiamò in disparte e gli preannunciò una
piacevole sorpresa.
<<E’ bionda ed ha gli occhi chiarissimi …>;
gli disse il padre prendendolo sottobraccio e parlando sottovoce
quasi a non volersi far sentire dalla moglie che, ammutolita e con
il naso all’insù davanti al monitor del televisore si godeva le
prodezze del “ cane Rex “
Quando intorno alle ventitre gli amici, ad eccezione di
Gianna e Paolo, abbandonarono la terrazza, Mirko rimase immobile a
fissare quell’angolo della strada da cui sarebbe dovuta sbucare
Serena.
<< forse è perché hai una gran paura di morire che
non ti sei mai fatto operare…>>; esclamò con tono deciso
Paolo ponendosi alle spalle di Mirko.
<< La morte è solo un concetto, una filosofia! come
si fa ad averne paura?…>>, replicò Mirko rivoltandosi e
fissando ora il suo interlocutore ora Gianna che continuava a bere
da una bottiglia di Gin.
<< Se è come dici tu, ti sfido a tuffarti dalla rupe
sulla scogliera. Accetti?>>
Mirko sorrise. Raccolse una lattina di coca-cola ed iniziò
a bere.
<< All’imbrunire…Quando sarà ancora più
difficile scorgere lo specchio di mare!>>; concluse Mirko
avvicinandosi a Paolo e dandogli una gran pacca sulle spalle.
<< Pazzi…siete solo due pazzi!>>; tuonò
Gianna andandosi a sedere in un angolo della terrazza.
Qualche minuto più tardi Gianna e Mirko rimasero soli.
Dalle scale giunsero chiare le voci dei genitori di lui che davano
la buona notte.
Improvvisamente
due mani si
poggiarono sugli
occhi di Mirko che
dapprima si irrigidì, poi assecondò quelle mani lasciando
che le stesse gli
sfiorassero tutto il corpo.
Brividi impercettibili attraversarono tutto il suo essere.
Le parole rimasero chiuse nei pensieri e
non riuscirono a fuoriuscire dalle labbra serrate se non in
un lungo, interminabile sospiro di piacere.
<< Gianna!!!>>; sospirò lui nella piena
convinzione che quelle mani fossero di quell’unica persona
rimasta a fargli compagnia.
Gianna
gli passò brutalmente davanti e
solo allora si rese conto che quelle mani potevano che
essere di un’altra persona. Lentamente scostò quelle
mani e pieno di ansia rivoltò il capo all’indietro. I
suoi stessi occhi si accesero in quelli
ancor più chiari di Serena.
Il bagliore di
quegli occhi divenne, all’improvviso,
un lungo, interminabile lampo nella notte. Mirko, rimase
immobile, incredulo, ma felice. Il suo corpo ebbe lunghi ed
interminabili fremiti. Poi il buio profondo.
Quando al mattino si
risvegliò la prima sensazione che provò fu quella
di essere stato catapultato fuori da un treno in corsa.
Ogni osso del petto gli doleva, ogni muscolo era contratto allo
spasimo, ogni respiro sempre più affannoso ed incerto.
Gli oggetti della stanza gli vorticarono attorno e i
pensieri divennero le stesse parole che non riusciva a
pronunciare.
Serena era là, immobile davanti alla porta a fissarlo.
Per
un attimo gli parve di morire. Poi sbarrati gli occhi
cadde in un profondo coma che perdurò per quattro
interminabili giorni.
Quando si risvegliò i suoi genitori ed i suoi amici erano
tutti là, immobili, sfiniti, esausti da quell’attesa
interminabile che momento dopo momento lo avevano accompagnando
verso quell’impalpabile confine che separava
la vita dalla morte.
E’ fu in quel preciso momento che ognuno dei presenti si
pose la domanda di dove si potesse trovare Serena
,del perché non
fosse là, chi realmente fosse
e soprattutto perché la sua presenza infastidisse ed
angosciasse così tanto tutti.
Ancora una volta, Mirko, superò il momento critico. Il suo
cuore riprese a battere regolarmente ed i suoi sorrisi così come
le sue parole fecero capire a tutti che la morte era stata ancora
una volta sconfitta.
<< Devi lasciarla perdere >>; ammiccò con tono
deciso Gianna non appena Mirko ebbe la forza di tirarsi a sedere
sul letto.
<< Quella ti vuole morto, ne sono sicura…>>;
proseguì lei
raccogliendo un cuscino e sedendosi per terra ai piedi del letto.
<< Non scherzare >>; replicò debolmente Mirko
allargandosi in un sorriso ed inquadrando sempre meglio le persone
che gli ruotavano attorno.
Qualche giorno dopo Mirko viene dimesso.
Immobile,
davanti al cancello dell’ospedale, Serena con in mano un
mazzo di rose rosse attese
che Mirko le si avvicinasse e la prendesse tra le braccia.
MIRKO DEDICE DI
VOLER SPOSARE SERENA – GLI AMICI LO LASCIANO SOLO
Trascorsa una lunga notte d’amore con Serena, Mirko , convintosi
di amarla più di
qualsiasi altra
persona al mondo le
chiese di sposarlo e di seguirlo nel suo lungo “ viaggio della
speranza “ che lo avrebbe dovuto condurre in una clinica
specializzata di Los Angeles per essere sottoposto
a quel delicatissimo intervento al cuore mai voluto
affrontare prima.
<< Non posso seguirti…>>; rispose Serena
distaccandosi da quell’abbraccio che pareva volerla soffocare.
<< Sono qui solo ed unicamente per amarti, ma niente
più di questo mi è concesso donarti…>>; concluse
andandosi a sedere davanti ad un grande specchio e scavando
con lo sguardo i suoi stessi pensieri.
<< Non capisco >>; replicò con estremo
rammarico Mirko che, improvvisamente, poggiando lo sguardo sul
collo di lei inquadrò l’amuleto e le coloratissime ali delle
farfalle.
I suoi pensieri tornarono, allora, a quell’immenso e
straordinario parco della villa, alle farfalle, all’uomo, alle
visioni, a quell’uomo senza volto che ora gli somigliava sempre
più.
Tra i due furono momenti di tensione e di reciproco
imbarazzo. Lui non seppe chiederle la verità che oramai aveva tra
le mani; lei, rimase in attesa che lui, finalmente, avendo capito
accettasse apertamente
la sfida.
Quando Serena varcò l’uscio della porta e scompare alla
vista di Mirko, lo stesso, dapprima si gettò tra le braccia del
padre; poi, tra quelle della madre che mestamente si avviò
nell’altra stanza a preparare un borsone in pelle che la stessa
Serena le aveva consegnato il giorno prima senza essere vista né
da lui né dal padre di lui.
Alla sera, Mirko e gli amici si recarono in una discoteca
del paese. La notte trascorse tra mille polemiche, reciproche
accuse, infamanti illazioni sul conto di Serena giudicata da tutti
una “ fastidiosa quanto inutile compagnia “.
Sebbene
Mirko fosse deciso a fare rientro a casa per conto proprio ,
Gianna, sempre più innamorata di lui rimase a fargli compagnia
concedendosi allo
stesso in un angusto
bagno della piccola stazione ferroviaria.
Mirko,
evidentemente in preda ai troppi bicchierini di wodka ingoiati,
non ebbe poi la forza di rialzarsi e rimase alla stazione fino al
transito del primo treno.
Nelle stesse ore , Gianna, incontrò Serena che
l’attendeva davanti al portone di casa. Tra le due, dapprima ci
fu una violenta
discussione; poi, alcune parole di Serena stordirono talmente
tanto Gianna che la stessa rimase alcuni minuti immobile davanti
al portone a fissare quel punto cieco della strada in cui
Serena scomparve.
Per il resto del tempo in cui Mirko e Gianna riuscirono a
riposare ebbero i
medesimi incubi. I due,
avvolti dalle ali di farfalle si ritrovarono a vagare nel
nulla. Gli
amici, i genitori, i parenti, personaggi qualunque e indefiniti
ballavano e ridevano nell’immenso
parco della villa dove
le farfalle, volteggiando su
tutti, li avvolgevano,li nascondevano,
li restituivano
allo sguardo.
Quando Gianna si risvegliò e decise di telefonare a Mirko
per raccontargli il sogno, lo stesso aveva già raggiunto la villa
e accompagnato dal padre di Serena
si lasciò trasportare dai suoi racconti e dalle proprie
fantasie.
E fu in quei momenti che, poco distante dal grande
platano, gli
sembrò di vedere Serena e l’uomo senza volto. E poi, ancora,
le giovani ragazze nude che presero ad accarezzarlo, a
volteggiarli attorno per poi dissolversi nell’aria in tante
coloratissime farfalle. E fu sempre in quel parco che oltre
le parole dell’uomo, Mirko
sentì insistentemente risuonare le voci dei propri
genitori che lo invocavano a fuggire via.
MIRKO E SERENA SI
SFIDANO
<<
Non ho paura di te. Non ne ho mai avuto, né mai
ne avrò…>>; concluse Mirko fissando come mai aveva
fatto lo sguardo ora gelido di Serena.
<< Lo so e questo rende il mio compito meno difficile
>>; fu la risposta di Serena che comprese l’impossibilità
di poter impressionare Mirko che al contrario lanciò la propria
sfida.
<< Se proprio dovrai prendermi dovrai lottare. Io
voglio vivere e ti
scaccerò per sempre dai miei pensieri>>; concluse Mirko
allontanandosi verso l’enorme platano del parco.
<< Domani ci tufferemo dalla rupe della scogliera. Se
ci riesci, prendimi!>>; concluse Mirko fissando dritto negli
occhi Serena che sorrise.
All’imbrunire dell’indomani Mirko e Paolo si
presentarono sulla rupe. Con loro solo pochi amici.
Senza alcuna esitazione e senza quasi guardare lo specchio
d’acqua sottostante, Mirko volò lungo la scogliera, quasi
sfiorandola. Poi, in un perfetto volo d’angelo ruppe l’acqua
sottostante. Quando riemerse Gianna tirò un lungo sospiro di
sollievo.
Altrettanto fece Paolo che completamente vestito guardò
verso il basso, inquadrò lo specchio d’acqua e senza ulteriori
esitazioni si gettò verso il basso.
Improvvise le urla di Mirko, Gianna e degli altri.
Paolo,
immobile e in una pozza di sangue giaceva a pochi metri dallo
specchio d’acqua su un lastrone roccioso.
Serena, triste e piangente, gli carezza i capelli e il
volto.
Quando
a tarda notte Mirko
fece rientro a casa trovò la madre in lacrime: il vecchio padre
colpito da infarto era disteso sul letto della morte.
Le accorate parole dell’uomo fecero comprendere a Mirko
che anche Serena aveva lanciato l’ ultima, crudele sfida.
ALLA SERA, SI
CONSUMA IL DRAMMA DI MIRKO.
Quando Mirko intorno alle venti raggiunse Serena, la stessa
era apparentemente triste e consapevole di dover dare l’addio
definitivo a Mirko.
<< Prendi me e lascia vivere mia madre e gli altri.
Prendi chi ha osato sfidarti e non chi non può
nulla contro di te! >>; tuonò Mirko alla vista di
Serena che replicò con poche, brevi parole: << E’
tardi,…ma un giorno tornerò!>>
Intorno
alle ventidue Mirko raggiunse
con la disperazione nel cuore il Palazzetto dello Sport per la
gara che avrebbe dovuto assegnare la qualifica ai play-off di
serie B.
I
suoi amici avevano quasi
tutti terminato il riscaldamento ed il primo arbitro riconosciuti
i diversi giocatori
stava per dare il via alla gara.
A sua volta ottenuto il riconoscimento a poter disputare
l’incontro, Mirko si catapultò sul parquet di gioco a provare
schiacciate e murate che mandarono in visibilio il pubblico.
Sedutosi
sulla panchina a
rifiatare, lo sguardo di Mirko raggiunse la zona
più alta delle gradinate
dove tra le diverse persone
dapprima inquadrò la figura, poi il volto felice e
sorridente di Serena.
<< Dio mio!!!>>; si lasciò
sfuggire Mirko portandosi una mano al petto
proprio nel momento in cui gli si avvicinò il tecnico
della squadra.
<< Qualcosa non va, campione ? >>; gli chiese
il giovane tecnico fissandolo profondamente negli occhi quasi a
volere verificare se quel ragazzo fosse in grado di
affrontare una partita tanto importante quanto delicata e
difficile.
<< Tutto Ok…>>; replicò prontamente Mirko
che come un fulmine si
risollevò e raggiunse i compagni di squadra sul parquet di gioco.
Quando pochi istanti più
tardi l’arbitro diede il fischio di inizio alla
gara , Mirko iniziò a sbagliare anche le palle più
facili, quelle che normalmente
avrebbe messo a terra anche ad occhi chiusi.
Il
suo sguardo iniziò a vagare sui diversi volti delle persone e,
sempre, in uno o nell’altro di quei volti ritrovava il volto di
Serena. Poi ne avvertì il
respiro sempre
più intenso, sempre più veloce, sempre più penetrare
all’interno della propria mente. Poi, ancora, gli occhi azzurri
di Mirko incontrarono quelli chiarissimi di lei.
Serena
si alzò. Il coloratissimo vestito
si gonfiò, le
braccia di lei si protesero verso l’alto
e si
trasformano in due stupende ali colorate.
In
quello stesso istante, Mirko andò incontro ad
un grande bagliore.
La farfalla volò alta. Sfiorò le persone, poi discese sul
parquet di gioco e si poggiò per qualche secondo sulle spalle di
Mirko.
Poi, il silenzio della morte. Infine un lunghissimo urlo e
gli applausi e il delirio del pubblico ad acclamare la schiacciata
vincente di Mirko e le strette di mano degli avversari.
All’esterno la notte buia e piovosa.
Una donna immobile a fissare una stella.
Serena,
davanti ad un semaforo attese che una coppia di anziani le
si facesse incontro.
<< Non aspetto voi>>; disse sorridente
aiutando i due ad attraversare la strada.
Poi, una macchina sfrecciò
nella notte. Una lunga frenata.Il volto teso della donna alla
guida. Il fumo della sigaretta che fuoriuscendo dal finestrino
si disperse in mille anelli nei tenui bagliori delle luci
colorate della notte.
La
mano di Serena si
tese nel buio a chiedere un passaggio. Lo sportello si aprì. Sul
cruscotto l’amuleto di Serena. Sul sedile posteriore un
impermeabile bianco…
Salfer3000
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