
C'era una volta, in un paese lontano, un gentiluomo vedovo che
viveva in una bella casa con la sua unica figlia.
Egli donava
alla sua adorata bambina qualsiasi cosa ella desiderasse: bei vestiti, un
cucciolo, un cavallo..... Tuttavia capiva che la piccola aveva bisogno delle
cure di una madre. così si risposò, scegliendo una donna che aveva due figlie
giovani, le quali, egli sperava, sarebbero diventate compagne di giochi della
sua bambina. Sfortunatamente, il buon uomo morì poco tempo dopo, ed allora la
matrigna mostrò la sua vera natura.
Era dura e
fredda, e profondamente invidiosa della dolcezza e bontà della sua figliastra,
perché queste qualità facevano per contrasto apparire le sue due figlie,
Anastasia e Genoveffa, ancor più meschine e brutte. Le sorellastre
andavano riccamente vestite, mentre la povera ragazza era costretta ad indossare
un vestito semplice e grossolano, ed un grembiule, e a compiere in casa tutti i
lavori più pesanti. Si alzava prima dell'alba, andava a prender l'acqua,
accendeva il fuoco, cucinava, lavava e puliva i pavimenti.
Quando aveva
finito di sbrigare tutti i lavori, per riscaldarsi era solita sedersi vicino al
camino accanto al carbone ed alla cenere. Perciò cominciarono a chiamarla
Cenerentola. La matrigna e le sorellastre dormivano in belle stanze, mentre la
piccola camera di Cenerentola era in soffitta, proprio sotto il tetto della
casa, deve vivevano dozzine di topi. Nonostante tutto questo, Cenerentola rimase
gentile e cortese, sognando che un bel giorno la felicità sarebbe arrivata.
Fece amicizia con gli uccelli che la svegliavano tutte le mattine.
Fece
anche amicizia con i topi con cui divideva la soffitta, diede a ciascuno un
nome, e cucì loro dei minuscoli vestiti e cappelli. I topi amavano Cenerentola
e le erano grati, perché talvolta li liberava da una trappola o li salvava da
Lucifero, il malizioso gatto della matrigna.
Ogni mattina,
Cenerentola, preparava la colazione per tutti gli abitanti della casa: una
scodella di latte per il gatto, un osso per il cane, avena per il suo vecchio
cavallo, granoturco e frumento per le galline, le oche e le anitre del cortile.
Poi portava al piano di sopra i vassoi della colazione per la matrigna e le
sorellastre Anastasia e Genoveffa. "Prendi questa roba da stirare e
riportala entro un'ora" ordinava Genoveffa.
"Non
dimenticare il mio rammendo, e non impiegare tutto il giorno a finirlo!" la
rimproverava Anastasia. "Stendi il bucato e vai avanti col tuo lavoro"
ordinava la matrigna
"Batti il
grande tappeto della sala, lava le finestre, pulisci la tappezzeria!"
"Si Genoveffa. Si Anastasia. Si mamma" rispondeva Cenerentola
mettendosi al lavoro di buona lena. Dall'altra parte della città c'era il
palazzo reale. Un giorno il re convocò il granduca Monocolao e gli disse:
"E' tempo che il principe prenda moglie e si sistemi!" "Ma vostra
Maestà" rispose il duca " deve prima trovare una ragazza ed
innamorarsi!" "Hai ragione" ammise il re. "Daremo un ballo
ed inviteremo tutte le fanciulle del reame.
Dovrà
per forza innamorarsi d'una di loro.
" Subito
furono spediti gli inviti e il regale biglietto fu portato anche nella casa di
Cenerentola.
"Un ballo!
Un ballo! Andremo ad un ballo!" gridarono Anastasia e Genoveffa.
"Anch'io sono invitata" disse Cenerentola. "C'è scritto: 'Per
ordine del Re, ogni fanciulla dovrà partecipare!". Le sorellastre risero
all'idea di Cenerentola che andava ad un ballo indossando il grembiule con una
scopa in mano. Ma la matrigna, con un sorriso sornione, disse che Cenerentola
sarebbe certamente potuta andare se avesse finito il suo lavoro e si fosse
procurata un vestito decente da indossare. "Se....." rise Anastasia
"Se....." sghignazzò Genoveffa. E venne il gran giorno. Fin dall'alba
le sorellastre furono indaffarate a scegliere abiti, sottovesti ed ornamenti da
mettere nei capelli, e non parlarono che del modo in cui si sarebbero vestite
per il ballo. Nel frattempo Cenerentola fu tenuta più occupata del solito,
perché dovette stirare le ampie gonne, sistemare le guarnizioni, annodare i
nastri. Quando venne la carrozza a prendere la matrigna e le sorellastre,
Cenerentola non aveva avuto neppure avuto il tempo di prepararsi.
"Bene" disse la matrigna. "Allora non verrai. Che peccato!
Ma ci saranno
altri balli!" Cenerentola salì tristemente le scale buie e si affacciò
alla sua finestra illuminata dalla luna.
E guardò mesta
il palazzo lontano che risplendeva di luci. All'improvviso, una candela venne
accesa alle sue spalle. Cenerentola si voltò, e vide un bellissimo vestito da
sera. L'avevano cucito per lei gli uccelli ed i topi suoi amici, e lo
avevano decorato con pezzi di nastro e perline che avevano trovato in giro per
la casa. In men che non si dica, Cenerentola indossò il vestito e corse giù
per le scale, gridando: "Per favore, aspettate, vengo anch'io!"
Anastasia e Genoveffa si girarono: com'era bella! L'invidia le accecò e...
"Le mie perle!" gridò una. "Il mio nastro!" urlò un'altra
e strapparono il vestito di Cenerentola. Poi, soddisfatte se ne andarono.
Disperata
Cenerentola corse in giardino e singhiozzò: "E' proprio inutile.
Non c'è niente
da fare!" Ma in quel momento da una nuvola di polvere di stelle uscì una
donnina dalla faccia tonda, avvolta in un mantello con cappuccio.
"Sciocchezze, figliola" disse con voce dolce. "Asciuga quelle
lacrime: non vorrai andare al ballo in questo stato!". Cenerentola smise di
piangere e chiese: "Chi siete?" "Sono la fata tua madrina e mi
chiamo Smemorina" rispose lo strano personaggio. "Non abbiamo molto
tempo a disposizione. Penso che per prima cosa tu abbia bisogno di una
zucca." Cenerentola non capì il motivo, ma obbedì e raccolse una grossa
zucca.
La fata agitò
la sua bacchetta magica verso di essa, e cantò: "Salagadula, mencica bula,
bibbidi-bobbidi-bu...." la zucca si alzò lentamente sul fusto, mentre i
viticci arrotolandosi si trasformarono in ruote: in un attimo diventò una
stupenda carrozza. "Ora" disse la fata "abbiamo bisogno di alcuni
topi". Quattro piccoli amici di Cenerentola si presentarono di corsa, ed
ancora una volta la fata cantò le parole magiche mentre toccava i topi con la
sua bacchetta. I topolini furono trasformati in quattro cavalli grigi pomellati
che furono subito attaccati alla carrozza. Poi la fata trasformò il vecchio
cavallo di Cenerentola in un superbo cocchiere ed il cane Tobia in un elegante
valletto. "Ed ora tocca a te, mia cara"
disse la fata Smemorina, toccando Cenerentola con la sua
bacchetta. Il vestito strappato diventò uno splendido abito di seta e da sotto
la gonna spuntarono delle deliziose scarpette di cristallo, le più belle del
mondo. Cenerentola non riusciva a parlare per l'emozione. La fata allora spinse
la carrozza e le raccomandò di non rimanere al ballo dopo la mezzanotte: se
fosse rimasta un solo minuto di più, la carrozza sarebbe ridiventata una zucca,
i cavalli topolini, il cocchiere un vecchio cavallo ed il valletto un cane, e
lei stessa si sarebbe ritrovata vestita di stracci. Cenerentola promise e partì
felice verso il palazzo reale. Quando arrivò, il ballo era già iniziato,
e il principe, con aria un pò annoiata, stava facendo l'inchino alle
duecentodecima e duecentoundicesima damigella: le brutte sorellastre Anastasia e
Genoveffa.
All'improvviso
alzò lo sguardo e scorse all'ingresso la più bella fanciulla che avesse mai
visto. Come trasognato piantò in asso le sorelle e si avvicinò a Cenerentola,
la prese per mano e l'accompagnò nella grande sala, in mezzo a tutti. Per tutta
la serata il figlio del re non ballò con nessun altra e non lasciò la sua mano
un solo minuto. Le sorellastre e la matrigna non riconobbero Cenerentola e si
rodevano d'invidia chiedendosi chi potesse essere la bella sconosciuta. Tutte le
dame osservarono il suo abito e la sua pettinatura, e si ripromisero di copiarli
il giorno seguente. Il vecchio re sorrideva soddisfatto: il principe aveva
trovato la sposa dei suoi sogni.
Passarono le
ore. Quando l'orologio del palazzo cominciò a battere la mezzanotte,
Cenerentola ricordò la promessa. "Devo andare" gridò spaventata e,
liberando la sua mano da quella del principe, attraversò il palazzo e scese di
corsa lo scalone, inseguita dal principe e dal granduca. Una scarpetta di
cristallo le si sfilò correndo, ma lei non si fermò finché non fu in
carrozza. L'orologio stava ancora battendo l'ora quando la carrozza lasciò il
palazzo di gran carriera: mentre oltrepassava il cancello, risuonò il
dodicesimo rintocco: carrozza, cavalli, tutto sparì ed al loro posto comparvero
una zucca, alcuni topolini, un cane, un vecchio cavallo e una fanciulla vestita
di stracci. Tutto ciò che rimaneva di quella magica serata era la scarpetta di
cristallo che brillava al piede di Cenerentola. Il mattino seguente, il figlio
del re comunicò al padre che avrebbe sposato solo la fanciulla che aveva perso
la scarpetta al ballo. Il granduca Monocolao fu incaricato di cercare la ragazza
il cui piede entrasse perfettamente nella preziosa scarpetta. Il granduca provò
la scarpetta a tutte le principesse, alle duchesse, alle marchese, a tutte le
dame del regno, ma inutilmente.
Arrivò infine
a casa di Cenerentola. La matrigna tutta eccitata, corse a svegliare le sue
pigre figlie. "Non abbiamo un minuto da perdere" gridò. "C'è la
possibilità che una di voi diventi la sposa del principe, se riuscirà a
calzare la scarpetta di cristallo!" e le mandò giù di corsa dal duca, con
la raccomandazione "Non deludetemi"! Poi seguì Cenerentola, che era
andata in camera sua per rendersi presentabile al duca, e la chiuse dentro a
chiave. Nessun'altra doveva poter approfittare di un'occasione tanto fortunata.
Quando Cenerentola udì lo scatto della serratura, capì, troppo tardi, cos'era
accaduto. "Per favore, vi prego, fatemi uscire!" implorò girando
inutilmente la maniglia. La matrigna si mise in tasca la chiave e se ne andò
sogghignando. Non si accorse però che due topolini la seguivano, senza mai
perdere di vista la tasca in cui aveva messo la chiave. Nel frattempo Anastasia
e Genoveffa stavano discutendo sopra la scarpetta di cristallo, e ciascuna
affermava che era sua. La matrigna le osservò con attenzione mentre cercavano
senza successo di far entrare i loro piedoni nella minuscola scarpetta. Non si
accorse che i due topolini le sfilavano silenziosamente la chiave dalla tasca e
se la portavano via.
Il granduca
riprese la scarpetta alle due sorellastre immusonite e si avviò alla porta per
andare nella casa seguente, quando Cenerentola, chiamò dalle scale: "Per
favore Vostra Grazia, aspettate! Posso provare la scarpetta?" La matrigna
tentò di sbarrarle il passo. "E' solo Cenerentola, la nostra
sguattera." disse al duca, ma egli la spinse di lato. "Signora, i miei
ordini sono: ogni fanciulla del regno!" La malvagia matrigna tentò un
ultimo trucco. Fece lo sgambetto al servitore del duca che reggeva su un cuscino
la scarpetta di cristallo: la preziosa scarpina cadde per terra frantumandosi in
mille pezzi. "Oh è terribile!" gridò il duca. "Cosa dirà il
Re?" Allora Cenerentola mise la mano nella tasca del grembiule. "Non
preoccupatevi" disse "ho io l'altra scarpetta"
Il duca gliela
calzò, ed il piede naturalmente entrò senza fatica. Il quel momento
apparve la fata Smemorina, che toccò Cenerentola con la bacchetta magica. E
tutti poterono constatare che era proprio lei la bella sconosciuta che aveva
conquistato il cuore del principe al ballo. Cenerentola fu accompagnata al
palazzo reale con la carrozza del re. Là, fra grandi feste ed al suono di tutte
le campane del reame, Cenerentola sposò il suo principe. E da quel giorno
vissero felici e contenti.